
Dopo il dissidio con l'alleato tedesco, impegnato a Verdun, il gen. Conrad decise di passare ugualmente, da solo, all'offensiva contro l'Italia come dai piani strategici proposti già nel 1905, in funzione dei quali venne anche costruita la cintura di fortezze. Preparata per tutto l'inverno, dovette essere rinviata fino alla metà di maggio del 1916 per il protrarsi delle eccezionali condizioni invernali che contribuirono a limitare il fattore sorpresa. Fu una delle più grandi battaglie della storia: tra l'Adige e il Brenta si fronteggiarono oltre un milione di soldati. Gli austriaci piazzarono circa 1200 cannoni, di cui oltre 300 nei pochi chilometri del passo di Vezzana. Strategicamente è stato il più grave pericolo corso dall'Italia nella guerra, maggiore di quello della disfatta di Caporetto e avrebbe potuto cambiare completamente le sorti del conflitto. Il ritiro sul Piave consentì di accorciare notevolmente il fronte che s'incuneava nell'Impero permettendo una difesa più razionale. Negli altipiani, invece, gli imperiali giunsero ad un passo dall'invasione della pianura veneta, da dove avrebbero facilmente puntato a Vicenza e a Padova (sedi del comando), accerchiando tutto il fronte orientale. Le tre lingue principali della spedizione diramarono in direzione del Pasubio, dell'altipiano di Folgaria-Tonezza e dal Vezzena verso Asiago per puntare verso Thiene e Bassano. L'imponente ondata della Strafexpedition travolse tutte le postazioni italiane e fu fermata proprio sugli ultimi spalti rocciosi. Nella Val d'Astico, sopraffatte le posizioni di Tonezza, fu addirittura occupata la piana di Arsiero, ormai già allo sbocco nell'alta pianura Vicentina. Furono fermati dall'eroica difesa approntata a tenaglia sul Monte Cengio e sul Monte Novegno-Priaforà. Nel settore di Asiago, sono sfondate le linee sul Marcai-Manderiolo-Manazzo e sul Costesin poco sotto il Vezzena, dopo eroici e furiosi combattimenti che ritarderanno di due giorni i piani d'attacco, contribuendo non poco al rafforzamento delle posizioni italiane più arretrate. Nella ritirata italiana sono fatti saltare ed abbandonati i forti di Verena, di Campolongo e di Punta Corbin. Gli austriaci avanzano, muovendo per la Val d'Asssa e tra i boschi del Campolongo, conquistando Kaberlaba, il Lemerle e il Boscon, attorno a Cesuna e arrivano a bocchetta Paù e al monte Cengio. Più a nord, muovendo attraverso i Larici, scavalcano la Bocchetta Portule, si attestano sul Monte Zebio e sul Mosciagh, a nord di Asiago, scendono in Marcesina e occupano le Melette. Caddero pure le postazioni di Sisemol e di Val Bella, a sud di Gallio. Il comando austriaco viene spostato nella zona di Campo Gallina (tra Bocchetta Portule e il Bivio Italia), dove viene fatto arrivare l'ultimo troncone della teleferica Caldonazzo-MonteRover. Dopo un mese di sanguinose battaglie, a metà giugno, la grande offensiva fu bloccata a pochi passi (nel vero senso del termine) dalla vittoria tra i fitti e meravigliosi boschi a sud di Asiago, già in vista della sottostante pianura che a questo punto non opponeva altre difese naturali. L'avanzata fu tamponata con l'arrivo in massa, spesso alla spicciolata e con mezzi di fortuna, di truppe e riserve provenienti dagli altri fronti e da tutte le regioni d'Italia. Vi parteciparono anche soldati Inglesi e Francesi. Alla fine di giugno il XX corpo d'armata italiano passa alla controffensiva muovendo dai lembi più orientali dell'altipiano. Svanisce così il geniale sogno, non irrealizzabile, del gen. Conrad e il gen. Dankl, comandante dell'XI armata austriaca si dimette. |
![]() A: inizio del conflitto e prima fase della "guerra dei forti" S: diramazioni principali negli altipiani della Strafexpedition B: massima espansione della Strafexpedition C: ritirata sulla linea "Ortigara-Pasubio" del 25 giugno 1916 e posizioni fino al novembre 1917 |