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GrandeGuerra

la guera granda - la grande guerra - prima guerra mondiale

la guerra delle trincee e delle mine


Il 25 giugno 1916, vista l'impossibilità di sostenere il fronte a sud di Asiago, il gen. Conrad ordina la ritirata su una linea più corta attestata sui potenti capisaldi rocciosi delle montagne a nord dell'altipiano. Non ininfluente in questa decisione fu la disfatta che le truppe austriache subirono in quei giorni sul fronte russo, costringendo il comando a trasferirvi precipitosamente numerose truppe di riserva.

La linea di difesa aveva come capisaldi l'Ortigara e, passando per Roana e la Val d'Astico, Tonezza ed il Pasubio. Rimase pressoché tale fino alla disfatta di Caporetto, nel novembre del 1917, quando gli austriaci giunsero al fiume Piave, mentre nell'altipiano riconquistarono per la seconda volta la piana di Asiago.

Attorno all'Ortigara il terreno è molto accidentato, con grandiose doline e numerose caverne naturali che facilitarono l'opera d'arroccamento e di fortificazione di entrambi i contendenti. Gli italiani lavorarono alacremente sulle postazioni attorno Cima della Caldiera mentre gli austriaci prepararono accuratamente le linee difensive sul Campigoletti. Sull'Ortigara le prime linee si fronteggiavano a poche decine di metri e, trovandosi in posizione molto delicata, gli scavi delle trincee furono insufficienti. I lavori, iniziati già in autunno, proseguirono per tutta la primavera seguente.

monte Ortigara
Ortigara - il calvario degli alpini.
Colonna con la scritta: "Per non dimenticare".
In due chilometri di trincee vi furono oltre 36.000 morti.

Ancor oggi il terreno circostante è desolatissimo, tutto traforato da trincee e crateri che trasudano una lugubre atmosfera.



Il gen. Cadorna era convinto che fosse necessario un attacco sull'altipiano dei Sette Comuni per consentire poi l'avanzata dell'esercito sull'Isonzo in direzione di Trieste.

Nella notte tra il 9 e il 10 giugno 1917, tra banchi di nebbia, pioggia, fulmini e razzi illuminanti, i cannoni tempestano le linee austriache dell'Ortigara preparando l'attacco degli alpini e dei bersaglieri che si svolgerà con l'immane ondata umana del pomeriggio e dei giorni seguenti. Le perdite assumono sempre più proporzioni drammatiche tra un assalto e l'altro per la conquista, la perdita e la riconquista di poche decine di metri tra le trincee. Per avere un'idea della violenza degli attacchi, si pensi che gli austriaci consumarono, in mezza giornata, 200 tonnellate di munizioni. Rinforzano le posizioni con l'operazione "Anna" ai comandi del col. Baszel richiamato dalla Val d'Astico ma il baluardo dell'Ortigara viene nuovamente attaccato da 10 battaglioni di alpini che riescono a spingere gli austriaci sul delicatissimo Monte Campigoletti in postazioni disperate. Si salvano dalla catastrofe con un impressionante cannoneggiamento delle posizioni sull'Ortigara, costringendo gli alpini a desistere dallo sfondare il fronte.

Nuova riconquista austriaca delle trincee sull'Ortigara e sulla busa delle Pozze il 25 giugno. La situazione ora è capovolta, sono gli italiani a trovarsi in una situazione drammatica, arroccati sulla cima della Caldiera. I soldati si ritirano alla disperata, ma la valletta sotto la Caldiera è invasa dai gas asfissianti e sono completamente allo scoperto sotto il fuoco proveniente dal soprastante Ortigara. Quindi nuovo assalto italiano alle trincee dell'Ortigara. La situazione è sempre più confusa e il dramma assume proporzioni bibliche.


Terrificanti combattimenti si sviluppano lungo la linea del fronte che passava sul Monte Zebio e sul Mosciagh. Viene usata la tattica di far saltare le posizioni nemiche scavando delle gallerie e riempiendole di esplosivo. E' la cosiddetta "guerra delle mine" che, con deflagrazioni spaventose, modificò il paesaggio specie nel Pasubio e nelle Dolomiti.

La ritirata, dopo lo sfondamento sul fronte dell'Isonzo con l'abbandono di tutto il fronte dolomitico e ritiro sulla linea del fiume Piave, ebbe conseguenze notevoli anche per gli sviluppi delle operazioni sull'altipiano. Il 7 novembre l'intero fronte venne arretrato. Il caposaldo principale fu posto sul massiccio delle Melette-Monte Fior-Monte Lisser che nel frattempo erano stati attrezzati e fortificati con molta cura. Vennero rioccupate dagli austriaci le località di Canove, Camporovere e Gallio. Il forte del Lisser venne sgomberato e fatto saltare dalla guarnigione, così gli austriaci stabilirono un collegamento con Enego e la Valsugana raccordandosi al Monte Grappa. La resistenza si concentrò sul Monte Fior-Castelgomberto e il vicino Tronderecar con episodi di grande eroismo (Emilio Lussu: Un anno sull'altipiano). Il 25 dicembre anche queste postazioni cedettero e vennero occupati il Buso di Stoccareddo, il Sisemol, il Col del Rosso e il Monte Valbella. Nell'operazione gli austriaci spararono con 550 cannoni traforando a tappeto il Col d'Ecchele. Infine l'inverno, durissimo, bloccò le operazioni dei contendenti sulle proprie posizioni.

Alla fine di gennaio del 1918 nuovo, violentissimo, contrattacco della fanteria italiana alle postazioni a sud di Gallio, che nei tre chilometri di fronte, fu spalleggiata da ben 900 cannoni. Le truppe austriache resistettero sulla linea Sisemol-Stoccareddo, da cui si domina l'importante via di comunicazione della "Calà del Sasso", permettendo la discesa in Valsugana.