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la 'guerra dei forti' negli Altipiani


Alle quattro del mattino del 24 maggio 1915 viene sparata dal forte di Verena la prima cannonata contro il forte Verle e, con essa, l'Italia entra ufficialmente in guerra contro l'Impero Austro-Ungarico. Poco dopo rombano tutti gli altri cannoni dei forti italiani sul fronte degli altipiani.

Le granate che tempestano lo "Spitz" di Vezzena che non colpiscono l'aguzza cima, cadono a Levico e a Caldonazzo costringendo gli abitanti alla fuga. Contemporaneamente l'Austria abbandonò il confine in Valsugana (attuale confine tra Veneto e Trentino, poco oltre Primolano), raddrizzando la linea del fronte tra Borgo Valsugana e Levico, raccordando il sistema di fortificazioni dell'altopiano con le linee sulla catena dei Lagorai.

Distruzione e abbandono del forte Verle, in quattro giorni di bombardamenti ininterrotti fu colpito da oltre 5.000 granate, vennero sparati quasi 20.000 colpi. Il 30 maggio la fanteria italiana tenta l'assalto ma finisce miseramente intrappolata nel groviglio di campi reticolati posti a protezione della linea del fronte, e martoriata dalle cannonate del Luserna e dello Spitz.

Primo temerario tentativo di assalto anche verso lo "Spitz".

"Bandiera Bianca" sul Luserna semidemolito e preparativi di assalto italiani, ma il comando austriaco corre ai ripari sparando dal forte "Belvedere" di Lavarone, dal malconcio "Verle" nel frattempo rioccupato dalla guarnigione e dallo Spitz. Qualche giorno dopo sono fatte arrivare d'urgenza truppe scelte provenienti da altri fronti europei tamponando il momento critico.

Tentativi per annientare il forte italiano di cima Verena. Il difficile obiettivo venne colpito con gli obici da 305 posti sul M.Costalta.

principali fortezze e linea di confine:

austro-ungariche

italiane

  • forte Verena m.2015
  • forte di Cima di Campolongo m.1720
  • forte di Punta Corbin m.1077
  • forte Campomolon m.1855
Dopo due mesi di rallentamento delle ostilità, dovuti alle riparazioni dei gravi danni subiti da ambo le parti nei primi otto giorni di tremende cannonate, all'inizio di agosto del 1915 riprende, in tutta la sua violenza, la seconda fase della guerra dei forti e degli obici. Il Verle viene di nuovo quasi completamente distrutto.
Nuova resa del Luserna, distrutto, e ammutinamento della guarnigione. Gravemente colpito anche lo "Spitz" di Vezzena. I violentissimi bombardamenti dureranno ininterrottamente per una decina di giorni.

Il 25 agosto primo assalto in grande stile della fanteria italiana contro i trinceramenti della zona del Vezzena. Sono usate ancora le vecchie tecniche di guerra ottocentesca (fucili ad un colpo e mazze uncinate ...). La difesa austriaca si avvale di soldati già reduci ed esperti dalle grandi battaglie del fronte russo. Pur con difficoltà annientano, con una carneficina, gli assalitori sull'altura del "Basson", poco più in basso del Passo Vezzena. Una strage di oltre 1000 soldati italiani, la più importante della prima fase di guerra che conterà "solamente" 1650 vittime. Pochi i morti nelle guarnigioni austriache ben appostati sui capisaldi fortificati. Medesimo fallimento anche per l'ardito tentativo di assalto allo "Spitz".

Nell'autunno il comando austriaco, in vista della progettata offensiva per la primavera 1916, decise di rendere inoffensivo il "Verena". Furono appositamente costruiti dalle fonderie Krupp quattro obici da 420 millimetri (i più grandi cannoni mai costruiti), sparavano, fino a 10 Km., granate da 10 quintali alte 160 cm. Ne collocarono uno a Millegrobe di Luserna e uno a Serrada di Folgaria. Accanto ad essi furono piazzati altri obici da 320 e 305 mm. "meno potenti... ma più precisi", come il mitico "Bertha" (da cui per antonomasia vengono ora indicate in gergo le grosse pistole), o il famoso "S.Barbara" di Millegrobe che in quattro settimane di tiri scardinò dapprima la copertura del "Verena" ed infine centrò una cupola, già traforata, con una granata che esplose all'interno del forte sventrandolo. Dopo questo disastro il forte perse ogni importanza bellica, ciò nonostante per precauzione, e per i paurosi ricordi, venne di nuovo bombardato pesantemente nel maggio del 1916. Con questi terrificanti cannoni vennero anche demoliti il forte di Campolongo e di Campomolon.

Fu colpito anche l'abitato di Asiago con il "lungo S.Giorgio" da 351 mm. piazzato a Calceranica di Caldonazzo, con tiro indiretto di 30 Km. Aveva la canna lunga 19 metri e sparava proiettili da 7,5 q.li.


Sul fronte di Folgaria-Lavarone la situazione è molto meno rovente. Il Campomolon bombarda senza provocare eccessivi danni i forti di Folgaria, costruiti per resistere a cariche da 240 mm. La nota più rilevante sono le dinamiche azioni di fanteria del gen. Brusati il quale, disobbedendo agli ordini di Cadorna che, conscio dell'impossibilità di infrangere le fortificazioni austriache con i mezzi in quel momento disponibili, volle assaltare le prime linee nemiche anziché rafforzare le proprie e più solide seconde linee di difesa, con il risultato di facilitare i successi della Strafexpedition.

Facili successi, dovuti alle poche resistenze austriache, si ebbero nel settore del Monte Pasubio, dove l'avanzata arrivò fino alle soglie di Rovereto, sul Monte Zugna e il Passo della Borcola. Tuttavia, al di là degli iniziali entusiasmi, queste azioni, nonostante l'indicazione di Cadorna di attenersi alla difensiva, costrinsero ad un difficile arroccamento su posizioni molto avanzate, con grande spreco di energie per tutto l'inverno. Non scalfirono minimamente le inattaccabili posizioni della cintura di fortezze attorno a Trento dove gli austriaci avevano saggiamente ripiegato e, per contro, non furono rafforzate adeguatamente le posizioni più arretrate ma ben più difendibili.

I due episodi crearono un rischio gravissimo in questo settore del fronte che costò immani sacrifici per essere recuperato dalla forza d'urto della Strafexpedition nella primavera seguente.


L'inverno del 1915, come del resto tutti gli inverni di quegli anni, fu durissimo e congelò anche le operazioni belliche.
Termina così la prima fase della guerra, caratterizzata dall'impiego di un relativamente ridotto numero di battaglioni, specie da parte austriaca, sicura delle sue imponenti opere di difesa. Da parte italiana si combatté con metodi, mezzi, spirito e concetti risorgimentali che dovettero ben presto fare i conti ed adattarsi alla "guerra moderna". Dopo l'offensiva del 1916 il forte Verle venne completamente ristrutturato e riattivato, ma ne esso ne le altre fortezze ebbero altri ruoli importanti. Fu di nuovo demolito nel dopoguerra per recuperare le armature in ferro annegate nel cemento armato.

Gli avvenimenti riprenderanno più avanti, a seguito dell'evoluzione del conflitto, con ben più imponenti stragi umane.