
Costruzione della strada da Caldonazzo ai forti del Vezzena e di Luserna. Costruzione della teleferica da Caldonazzo (ferrovia) a Monte Rovere (Lavarone). Durante la guerra fu sviluppata con diversi tronconi fino alla località di Campo Gallina (tra Bocchetta Portule e il Bivio Italia, dove si trovava il comando austriaco nella fase della guerra di posizione sull'Ortigara). Funzionò ininterrottamente per tutta la durata della guerra. Venne demolita nel 1920. Costruzione dei forti "Verle" poco sopra il passo Vezzena, lo "Spitz" di Cima Vezzena (detto l'occhio dell'altipiano), il "Luserna", il "Belvedere" di Lavarone, il "Cherle", il "Sommo Alto" e il "Serrada" a Folgaria. Furono voluti dal generale Conrad che ne seguì personalmente le fasi di progettazione e di costruzione. Servivano alla difesa strategica di Trento e per preparare il terreno ad una possibile invasione verso la pianura veneta.
Le fortezze austriache vennero costruite con le più moderne tecnologie all'epoca disponibili. Molto curata la disposizione architettonica ai fini tattici, soprattutto contro gli assalti di fanteria, e il materiale da costruzione impiegato, con abbondante uso di cemento armato con travi in ferro adatto a resistere a granate da 280 mm.Si trovavano in posizioni dominanti sfruttando le caratteristiche naturali del terreno roccioso, nel quale erano in gran parte scavati i locali più delicati. Erano tutti dotati di cupole girevoli in acciaio con inseriti modernissimi cannoni molto precisi anche se non molto potenti (105 o 120 mm.), adatti alle battaglie ravvicinate. Cortile del Forte Belvedere di Lavarone. Ora museo, è l'unico ben conservato. Interessantissima la visita per farsi una precisa idea di come erano costruite questo tipo di fortificazioni. Altre postazioni interessanti da visitare a Lavarone sono l'ex comando austriaco sulla strada di Virti e l'osservatorio di Monte Rest. principali fortezze austro-ungariche |
Rispetto alle dirimpettaie fortezze nemiche, erano costruite con concetti più antiquati, in particolare le colate di cemento non avevano armature in ferro. Questa debolezza strutturale fu tuttavia compensata, in parte, dalle favorevoli posizioni ambientali che rendevano difficile centrarle. I forti italiani erano, generalmente, dotati di batterie di cannoni abbastanza potenti (149 mm.) su cupoloni girevoli in acciaio assai fragili, che vennero più volte traforati o rovesciati. Forte di Cima Verena (M.2015). Costruito tra il 1906 e il 1914 nella viva roccia in posizione strategica straordinaria, dominava la val d'Assa ed il Vezzena. Eccellente punto di osservazione, fu il dominatore incontrastato del settore per tutta la prima fase della guerra. Merita una accurata visita per rendersi conto delle devastazioni subite (stradina ciclabile, seggiovia, bar nel cortile interno). Difficile da colpire, fu l'unico che svolse un ruolo importante e destabilizzante coadiuvato dalle potenti batterie di cannoni posti nelle immediate vicinanze. Fu demolito dalle cariche del mastodonte obice da 420 e dal cannone da 380 piazzati al Verena e a Millegrobe. Le altre fortezze, invece, ebbero un ruolo marginale. Il valore strategico di postazioni così statiche e fragili era già superato all'inizio del conflitto e divenne del tutto inutile, per non dire ingombrante, dopo la sconfitta di Caporetto ed il nuovo tipo di concepire le azioni belliche con bocche di fuoco sempre più potenti e dimamismo sul campo. principali fortezze italiane
Il forte Interrotto sopra Camporovere era una ottocentesca caserma fortificata che serviva al sistema confinario assieme alle tragliate della Val d'Assa. Non ebbe rilevanza nella guerra dei forti. Fu fatto saltare dalla guarnigione nella ritirata del maggio 1916. |