
In quei pochi giorni di inizio novembre, freddi e bagnati, tra Caporetto e l'arroccamento sul Grappa, gli imperiali vincono sul campo una guerra per buona parte merito di valorosi comandanti, tra i quali il giovane E.Rommel che poi diverrą famoso, che adottano modernissime tattiche di combattimento, e passano alla disfatta di un impero gran parte dovuta agli alti comandi incapaci di concepire quella rivoluzione strategica e politica, ancorati com'erano alla ormai decadente concezione di governo. Dopo la veloce avanzata da Caporetto, con l'esercito italiano allo sfascio (un milione e mezzo di uomini allo sbando), incapace di opporre alcuna resistenza, lo scenario che si presentava, ai vincitori della XII battaglia dell'Isonzo, era una porta aperta attraverso cui dilagare su tutta la pianura italiana per raggiungere la frontiera Francese. L'Italia era sconfitta, ora si trattava di prendere alle spalle anche la Francia. Ed invece avvenne qualcosa che non solo cambiò le sorti della guerra, ma cambiò il mondo. L'ondata si arrestò sul Piave di pianura, le indecisioni austriache permisero alle truppe allo sbando di riorganizzarsi. Le truppe di montagna italiane, addestrate alla guerra sulle Dolomiti, si ritirarono scendendo lungo la vallata del Piave e furono portate ad occupare le posizioni e le roccaforti del Grappa, straordinaria intuizione strategica di Cadorna, che in quei giorni di sconfitta venne destituito e sostituito dal dinamicissimo Diaz, l'uomo nuovo e, forse, l'uomo giusto al momento giusto anche se vi fu qualche indecisione prospettando la resistenza sul Garda-Mincio-Po'. Monte Grappa: la trappola di Cadorna. Perso l'attimo decisivo le truppe imperiali si assestarono tra lo sbocco del Piave in pianura ed il Feltrino. Arco del fronte, tra gli altipiani trentini ed il mare, la linea difensiva italiana si attesta sulla Cima del Grappa con le due ali strategiche ad ovest sull'Asolone, dal quale si poteva scendere direttamente a Bassano senza altri ostacoli ed aggirando il temibile imbuto del canyon della Valsugana, e ad est sul Monte Tomba, da dove si poteva dilagare sulla pianura prendendo alle spalle lo schieramento lungo il Piave, e da un saliente che puntava sulla dorsale del monte Solarolo verso Feltre, dal quale si dominavano le vallate che salgono da nord al Grappa. In quei durissimi, anche meteorologicamente, giorni del novembre 1917 gli italiani potevano contare su postazioni sul versante sud e su rifornimenti motorizzati provenienti dalla vicina pianura grazie anche alla geniale intuizione, di due anni prima, di Cadorna che fece costruire la strada che sale alla vetta e fece iniziare le opere di fortificazione sulla cima. Viceversa gli imperiali si trovavano a combattere da posizioni completamente allo scoperto, senza alcuna opera difensiva, sul versante nord gelido ed innevato, ma soprattutto estremamente lontani dalle retrovie e con gravi problemi di collegamenti logistici. Era già evidente che la situazione era disperata, non si riusciva nemmeno a salvare i feriti che morivano abbandonati sul campo dopo giorni di agonia in mezzo alla neve. Già a fine novembre 1917, subito dopo il primo tentativo di sfondamento di un fronte ancora fragilissimo ed incerto e nonostante la baldanza dovuta alla grande vittoria di solo qualche giorno prima, anche l'ultimo dei soldati imperiali sapeva che la guerra era irrimediabilmente persa. Non lo capirono gli alti comandi. Per le truppe austro-ungariche fu solamente una lunga agonia durata un terribile inverno ed un anno, ma nonostante questo combatterono, sempre e comunque con estremo valore, per il loro ideale di fedeltà all'imperatore. |

La linea di massima avanzata austro-ungarica, a dicembre 1917, si attesta sul Col Moschin, sull'Asolone, sul Pertica, sul Solarolo e sul Tomba-Monfenera. I combattimenti più aspri e sanguinosi avvengono sull'Asolone e sul Tomba. Il monte Pertica, geograficamente insignificante ma importante per il controllo della sottostante val Cesilla, fondamentale per i rifornimenti da Cismon, è preso e perso numerose volte. Essendo più basso delle altre postazioni e centrale rispetto ai tiri provenienti da tutte le parti è stato una specie di tiro al bersaglio per le artiglierie di entrambi gli eserciti, e non importava che ad occuparlo si trovassero pure i propri soldati. |