le cinquecentesche mura veneziane
L'Imperatore Massimiliano I d'Austria che si appresta a conquistare Padova. Dopo la disfatta di Agnadello (la 'Caporetto' della Serenissima), Venezia è alle corde e corre il massimo pericolo da terra della sua storia.
Le terrificanti bombarde che arrivano con qualche giorno di ritardo, gli eserciti dei collegati di Cambrai che non possono intervenire per i patti stipulati per la spartizione dello stato Veneto, le 'scaramuze' di disturbo dei contadini veneti favorevoli a Venezia e una decina di giorni di ritardo nelle operazioni belliche di assedio di Padova, sono gli ingredienti di questa leggendaria pagina di storia.
Agosto-Settembre 1509 - in questi pochi giorni si compie un qualcosa di inverosimile, un miracolo.
Si lavora furiosamente notte e giorno, tutti gli uomini abili delle città venete, compresi i nobiluomini veneziani e le
superspecializzate maestranze dell'arsenale di Venezia,
a fare terra bruciata, il guasto, a buttare giù le vecchie inutili mura carraresi, a scavare e a tirare su una doppia cortina a terrapieno in una impresa che ha dell'incredibile e del colossale. Un muro di
undici chilometri e una grande città all'interno che permette resistere ad un lunghissimo assedio.
3 settembre 1509 - tuonano le terrificanti bombarde di Massimiliano.
Sparano spaventose 'balote' di pietra di 60 centimetri di diametro ed il botto viene udito anche a Venezia,
con importanti ripercussioni 'psicologiche'.
Una conduzione dell'assedio e della guerra mai viste prima, un arroccamento con forme tecniche mai sperimentate prima di allora in così grande stile. Si mirano i bastioni di Pontecorvo e Santa Croce, si cerca l'assedio al Bastione della Gatta e la gatta diviene il simbolo della resistenza.
Il campo di battaglia è un vasto 'guasto' di quasi un chilometro, terra bruciata piena di trappole, pantani ed ostacoli contro gli artiglieri ed i temibili Lanzichenecchi. Una lunga muraglia mozzata (i resti delle mura carraresi) con il fossato esterno riempito dalle macerie, sostenuta all'interno da spalti in legno riempiti di terra, un profondissimo fossato senz'acqua ma con trappole e 'fuochi', quindi un altro terrapieno interno dove sono piazzate le artiglierie da difesa. Una serie di Bastioni, probabilmente poco più che ampi terrapieni, fanno da snodo tra le cortine murarie. Ma soprattutto uomini fortemente motivati a difendere quel baluardo che, grandissima intuizione strategica, fa da parafulmine lontano da Venezia ed assorbe tutte le energie della Serenissima che ha abbandonato al nemico le piccole cittadine di provincia e tutti i castelli.
Per due volte s'infrange la furia di Massimiliano, ma Venezia è salva.
Quelle che vediamo ora non sono le 'provvisorie' mura della titanica impresa. Sono gli assestamenti, principalmente del 1513 alla guida di Bartolomeo D'Alviano, ed i consolidamenti definitivi a cui si lavorò per tutta la prima metà del cinquecento. Poco dopo vengono anche 'aperte' le scenografiche porte, magnifiche costruzioni ad opera di insigni architetti militari, quali Michele Sanmicheli. Tutto inutile, superato il grandissimo pericolo la 'pax' veneziana si profila per quasi tre secoli e quando arriverà Napoleone la politica della Serenissima è al capolinea.