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Berretta Asolone

Monte Grappa - la grande guerra e i luoghi delle battaglie

prima guerra mondiale, Cima Grappa, Ossario monumentale, Madonnina del Grappa
fotografie cime, trincee e luoghi della battaglie
Monte Grappa fulcro della storia d'Italia

Monte Grappa, tu sei la mia patria.
Al di là della forma retorica, hanno ancora un senso queste parole all'alba del terzo millennio, a quasi un secolo da quei tragici avvenimenti e in un mondo politicamente, tecnologicamente e psicologicamente completamente diverso?
Sfrondiamoci dalle posizioni politiche, dal bene e dal male della guerra, dall'utile e dall'inutile, dai meriti e demeriti, da vincitori e vinti, dalla retorica e dalle marcette e cerchiamo di capire quei momenti che, lo vogliamo o no, segnano ancora la nostra epoca storica.

Sul baluardo del Grappa, dopo la grande sconfitta italiana nella XII battaglia dell'Isonzo, si fronteggiarono in pochi chilometri, per la prima volta, combattenti di tutti gli eserciti in guerra: italiani, austro-ungarici, slavi, tedeschi, francesi ed inglesi. Nell'anno di guerra sul Grappa, tra novembre 1917 e novembre 1918, quasi 80.000 furono i morti austro-ungarici e tedeschi, imprecisato, ma altissimo, il numero di feriti e mutilati.

Un impero con 700 anni di storia alle spalle crollò militarmente, politicamente ed economicamente, l'Europa centrale e balcanica venne completamente smembrata, restarono in eredità problemi che poi condussero alla seconda guerra mondiale ed altri a tutt'oggi irrisolti.

Da parte italiana furono gettati sul campo i "ragazzi del '99". Per la prima volta, nella fragile ed ancora breve storia dell'Italia unita, la guerra entrò in tutte le case italiane, guerra totale e non più guerra lontana com'era prima di Caporetto. Quei ragazzini, per la prima volta, difendevano quella che ora sentivano come la loro patria. Questo il cemento impastato di sacrificio che fece dell'Italia una nazione, anche questo per la prima volta nella nostra storia.

Tra il Grappa ed il Piave il cardine della storia contemporanea: la fine di un mondo che affondava le sue radici nel medioevo e l'emergere di un nuovo mondo, ancor giovane e pieno di ideali.

In quei pochi giorni di inizio novembre 1917, freddi e bagnati, tra Caporetto e l'arroccamento sul Grappa, gli imperiali vincono sul campo una grande battaglia per buona parte merito di valorosi comandanti, tra i quali il giovane E.Rommel che poi diverrà famoso, che adottano modernissime tattiche di combattimento, e passano alla disfatta di un impero gran parte dovuta agli alti comandi incapaci di concepire quella rivoluzione strategica e politica, ancorati com'erano alla ormai decadente concezione di governo.

Dopo la veloce avanzata da Caporetto, con l'esercito italiano allo sfascio (un milione e mezzo di uomini allo sbando), incapace di opporre alcuna resistenza, lo scenario che si presentava, ai vincitori della XII battaglia dell'Isonzo, era una porta aperta attraverso cui dilagare su tutta la pianura italiana per raggiungere la frontiera francese. L'Italia era sconfitta, ora si trattava di prendere alle spalle anche la Francia.
Ed invece avvenne qualcosa che non solo cambiò le sorti della guerra, ma cambiò il mondo.

L'ondata si arrestò sul Piave di pianura, le indecisioni austriache permisero alle truppe allo sbando di riorganizzarsi. Le truppe di montagna italiane, addestrate alla guerra sulle Dolomiti, si ritirarono scendendo lungo la vallata del Piave e furono portate ad occupare le posizioni e le roccaforti del Grappa, straordinaria intuizione strategica di Cadorna, che in quei giorni di sconfitta venne destituito e sostituito dal dinamicissimo Diaz, l'uomo nuovo e, forse, l'uomo giusto al momento giusto anche se vi fu qualche indecisione prospettando la resistenza sul Garda-Mincio-Po.

Monte Grappa : la trappola di Cadorna

Perso l'attimo decisivo le truppe imperiali si assestarono tra lo sbocco del Piave in pianura ed il Feltrino. Arco del fronte, tra gli altipiani trentini ed il mare, la linea difensiva italiana si attesta sulla Cima del Grappa con le due ali strategiche ad ovest sull'Asolone, dal quale si poteva scendere direttamente a Bassano senza altri ostacoli ed aggirando il temibile imbuto del canyon della Valsugana, e ad est sul Monte Tomba, da dove si poteva dilagare sulla pianura prendendo alle spalle lo schieramento lungo il Piave, e da un saliente che puntava sulla dorsale del Solarolo-Fontanasecca verso Feltre, dal quale si dominavano le vallate che salgono da nord al Grappa.
In quei durissimi, anche meteorologicamente, giorni del novembre 1917 gli italiani potevano contare su postazioni sul versante sud e su rifornimenti motorizzati provenienti dalla vicina pianura grazie anche alla geniale intuizione, di due anni prima, di Cadorna che fece costruire la strada che sale alla vetta e fece iniziare le opere di fortificazione sulla cima. Viceversa gli imperiali si trovarono a combattere da posizioni completamente allo scoperto, senza alcuna opera difensiva, sul versante nord gelido ed innevato, ma soprattutto estremamente lontani dalle retrovie e con gravi problemi di collegamenti logistici. Era già evidente che la situazione era disperata, non si riusciva nemmeno a salvare i feriti che morivano abbandonati sul campo dopo giorni di agonia in mezzo alla neve.

Già a fine novembre 1917, subito dopo il primo tentativo di sfondamento di un fronte ancora fragilissimo ed incerto e nonostante la baldanza dovuta alla grande vittoria di solo qualche giorno prima, anche l'ultimo dei soldati imperiali sapeva che la guerra era irrimediabilmente persa. Non lo capirono gli alti comandi.

Per le truppe austro-ungariche fu solamente una lunga agonia durata un terribile inverno ed un anno, ma nonostante questo combatterono, sempre e comunque con estremo valore, per il loro ideale di fedeltà all'imperatore. Si poteva evitare il massacro con una onorevole pace già a fine anno. Il fronte non venne quasi più rifornito, le armate imperiali abbandonate al loro destino, le migliori truppe dell'alleato tedesco ritirate.

Fu un tradimento per quegli umili soldati delle molte nazioni, soprattutto slave, riunite sotto la bandiera imperiale. Perfino il momento della resa, 3 e 4 novembre 1918, fu motivo per cercare di lasciare il grosso delle truppe in mano italiana, quasi a voler liberarsi dell'incomodo fardello. L'imperatore Carlo perse la sua legittimazione morale anche tra i più fedeli dei suoi valorosi soldati.

Cima Grappa (m.1775)(Vicenza-Treviso-Belluno)

nelle foto
  • panorami e trincee dalla dorsale Solarolo-Fonatnasecca, il saliente della difesa italiana tra la val delle Mure (est) e la valle delle Bocchette (ovest)
  • l'ossario di Cima Grappa, zona monumentale e terra sacra, custode dei resti di 12.600 soldati italiani e 10.300 soldati austrougarici e tedeschi
  • sul ciglio che domina la pianura veneta, dal mare alla lessinia, la cappellina custodisce la 'Madonnina del Grappa' miracolosamente salvatasi dalle distruzioni della guerra
Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Solarolo Cima Grappa Cima Grappa Cima Grappa