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il risorgimento e la Repubblica Veneta di San Marco

Insurrezioni del 1848 e la Repubblica Veneta di San Marco
rievocazione storica all'ex forte Marghera a Mestre, Venezia


Fare un quarantotto, succede un quarantotto, tipiche espressioni entrate nell'uso comune che, spesso senza cognizione di causa, si riferiscono alla bollente stagione delle insurrezioni popolari avvenute nel 1848, di manzoniana memoria, legate alla disastrosa prima guerra d'indipendenza italiana combattuta dai Savoia contro gli Austriaci.
Ma mezza Europa si rivoltava contro l'ordine costituito, persino a Vienna, e la lettura di quei fatti è problematica.
Il Congresso di Vienna (1815) non aveva risolto le tensioni tra i vari stati europei all'indomani della sconfitta napoleonica, anzi con la restaurazione aveva creato grandi scompensi soprattutto nella penisola italica, con la soppressione della Veneta Serenisima Republica e la creazione (artificiale...) del Lombardo-Veneto. Operazione politica molto 'disinvolta' e, probabilmente, non del tutto legale.

La Serenissima fu trattata quale 'bottino' di guerra e fu strumento per 'baratti' politici tra Austriaci, Savoia e Inglesi.
Una beffa considerando che la Serenissima fu l'unico stato a restare neutrale di fronte a tutte le armate. Cedette alle provocazioni di Napoleone, ma con dignità e saggezza per risparmiare danni peggiori alle città e alla popolazione. Non era uno stato frollo adagiato sulle proprie glorie passate, come fin dall'ottocento (e nei libri mussoliniani) si vuol far credere, esaltando più del dovuto miti risorgimentali. Era uno stato con la maggior libertà e tolleranza possibile nel panorama dell'epoca. I soldati veneti non erano 'macchiette ridicole' ma molto valorosi solo nel difendere la terra veneta. E lo dimostrarono negli avvenimenti risorgimentali.

Indipendenza italiana celebrata dalla retorica patriottica-sabuada o riscatto della classe lavoratrice oppressa celebrata da Marx, congiura di poteri forti pilotata dall'impero britannico e dagli Ebrei o ideali liberatori degli intellettuali carbonari, garibaldini, massoni, mazziniani?

Nel regno Lombardo-Veneto, o meglio nell'ex stato Veneto (comprendente il Friuli e la parte orientale della Lombardia), più che all'utopia intellettuale unitaria si guardava al riscatto dall'invasore austriaco e al senso di appartenenza alla mirabile Veneta Serenisima Republica, almeno da parte popolare.

Guidate da Daniele Manin e da Niccolò Tommaseo, liberati dopo la reclusione ai Piombi, insurrezioni popolari divamparono un po' in tutto il Veneto e nel Friuli, ma in particolare a Vicenza e a Venezia e nel Cadore guidate da Pier Fortunato Calvi.
La situazione economica era drammatica, con il popolo alla fame, strozzato dalle continue guerre e dalla voracità del fisco.

Il 22 marzo 1848 Manin è presidente del Governo Provvisorio proclamando la Nuova Repubblica Veneta di San Marco, con Venezia capitale.
Ma per togliersi dal dominio imperiale si avvicina alle cause risorgimentali, idealizzando una federazione di popoli italici e in questo guardando al Regno piemontese e alla sua valenza internazionale sostenuta dall'Impero Britannico (tramite Mazzini) per contrapporsi agli austriaci.
Grave errore perché non portò ai risultati sperati (una repubblica veneta) e, dopo qualche decennio, la regione, come pure le altre regioni del centro e sud Italia, si ritrovarono dominate dal regno dei Savoia con condizioni di vita ben peggiori.
Come la repubblica di Manin anche lo Stato Vaticano di Pio IX e il Regno 'cattolico' dei Borboni nel sud della penisola italica, guardavano con sospetto all'invadenza dei Savoia, eppure schierarono i loro eserciti contro la cattolica Austria, anch'essi convinti, con lungimiranza e acume politico, della necessità di una federazione 'cattolica' di stati della penisola italica.

I moti popolari del '48, infatti, furono animate insurrezioni popolari contro le forme monarchiche sabauda e asburgica ed anche contro gli intellettuali 'carbonari' (soprattutto al sud), e più ispirati agli ideali repubblicani e libertari della Rivoluzione francese.
La Francia stessa venne bloccata dagli inglesi all'idea di contribuire alla causa veneta, sollecitata dai piemontesi che non 'gradivano intromissioni' in quelli che consideravano (i loro) 'affari italiani'.

forte Marghera In Lombardia, delusi dai piemontesi, il moto anti imperiale si sfaldò e s'invocava il Radetzky, nel Veneto invece si assistette ad una vera e propria lotta di popolo. La maggior parte della truppa inquadrata nell'esercito austriaco era formata da contadini veneti, che non esitarono a passare con gli insorti, spesso compaesani.
Riconquistato il quadrilatero di Verona da parte austriaca, riconquistata la fortezza di Palmanova, la rivolta si restrinse a Venezia e all'immediata terraferma, con perno sul grande forte Marghera a Mestre, conquistato con uno stratagemma dagli insorti, e su altri forti della gronda lagunare.
E' l'anno della disastrosa Prima guerra d'indipendenza e della sconfitta piemontese a Custoza 25/27 luglio 1848.

In sostanza i moti del '48 vanno ben distinti dai successivi moti carbonari e massoni per l'unità d'Italia, dalle operazioni garibaldine e dalle guerre sabaude per la 'fusione' (come allora si chiamava l'idea di annessione).

Alla difesa di Venezia parteciparono anche truppe dello Stato Vaticano e del Regno Borbonico, capitanate da generale napoletano Guglielmo Pepe. A Roma vi fu la brevissima stagione della Repubblica Romana del '49, con il Papa che chiese protezione ai Borboni e i Francesi che conquistarono, al secondo tentativo, la città.
Una situazione molto confusa ed effervescente evidentemente.

"Viva Venezia... ma il morbo infuria, ma il pan le manca... sul ponte sventola bandiera bianca!" i famosi versetti del patriota Arnaldo Fusinato riassumono la condizione disperata dei difensori del forte Marghera.

La Repubblica di San Marco ebbe vita breve, dal 22 marzo 1848 al 22 agosto 1849.

Memorabile fu la battaglia al forte Marghera iniziata il 4 maggio 1849.
I 2.500 uomini, tra truppe borboniche e vaticane e volontari veneti, guidati dal colonnello napoletano Girolamo Ulloa, al riparo del forte vennero assediati da una armata di 30.000 soldati austriaci con numerosa artiglieria.
Venne fatto saltare il ponte translagunare (da poco costruito) e piazzate artiglierie lungo la strada ferrata nei pressi del forte. Il Radezky improvvisò il primo bombardamento aereo della storia militare, avvalendosi di palloni aerostatici.
Spaventosa la quantità di cannonate sparate contro il forte che provocarono la morte di oltre 500 uomini, a questo si aggiunse l'epidemia di colera.
Mestre venne devastata dai bombardamenti e morirono moltissimi civili (più di 1000 e circa 3000 di colera, su 7000 abitanti).
Anche il Garibaldi marciava alla volta di Venezia, ma venne fermato dagli austriaci a Comacchio.
Gravemente danneggiato il forte, gli assediati ripararono fortunosamente a Venezia e la repubblica di Manin resistette per altri due mesi.
Venezia venne pesantemente cannoneggiata per 24 giorni con oltre 20.000 proiettili che causarono gravissimi danni ed incendi.

Per Venezia e il Veneto, tuttavia, questo era solo l'inizio di anni ancor peggiori.
Rapaci ladroni i napoleonici, rapaci (ma ottimi amministratori) gli austriaci, ancor più rapaci e sanguinari i Savoia, tutti vedevano il 'ricco' Veneto come il forziere per risolvere i loro problemi economici e finanziare le proprie ambizioni.
Saranno gli anni della fame e della pellagra, delle grandi emigrazioni verso il Sud America.
nelle foto la rievocazione storica del 23 ottobre 2010 all'ex forte Marghera a Mestre
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ex forte Marghera a Mestre, Venezia

dovevia Forte Marghera (vicino parco San Giuliano)(Mestre)
coord. N.45°28'36.0"  E.12°15'38.0"
informazioni  www.fortemarghera.org
www.campotrincerato.it