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Venezia : isola e basilica di San Giorgio Maggiore


Una primitiva chiesa dedicata a San Giorgio esisteva fin dall'VIII sec. nell'isola "Memmia" di proprietà dell'illustre famiglia Partecipazio. Attorno al mille l'isola venne donata ai benedettini che vi edificarono un monastero, tutt'ora esistente e tenuto dai benedettini.
Il monastero ebbe sempre grande considerazione e prestigio in città, mentre accresceva le pertinenze con vaste aquisizioni agricole nella terraferma. I numerosi lasciti e donazioni ne arrichirono notevolmente la ricchezza.

La chiesetta venne danneggiata dal terremoto del 1117 (forse epicentro a Verona, sicure distruzioni a Padova, chiesa di Santa Giustina), ma fu rinnovata ed ampliato il monastero nel XIII sec. Nuovamente rifatta all'inizio del XV sec. mentre il monastero venne ulteriormente ingrandito ed assunse notevole prestigio in ambito extra veneziano, anche grazie all'istituzione di una importante e preziosa biblioteca.

Nel 1500 si decise per l'ampliamento e ricostruzione della chiesa ed il progretto venne affidato alla prestigiosa mano di Andrea Palladio, che già stava lavorando per le sale del Refettorio. Iniziata nel 1566, la chiesa venne completata verso la fine del secolo, ma la facciata venne terminata nel 1610 dall'allievo Vincenzo Scamozzi su progetti del maestro.
L'attuale campanile è del 1791, costruito dopo il crollo del vecchio campanile del 1400.

La facciata esterna si presenta quale una delle più classiche realizzazioni religiose, copiata in numerosissime chiese venete e non solo.
L'interno è uno dei più suggestivi e riusciti esempi di classicità religiosa, dove s'intuisce l'influenza della controriforma in materia di edifici religiosi. La sensazione è di grande pulizia formale, invasa da una bianca luce e da gradiosa spazialità, realizzazione compiuta dell'ideale rinascimentale.

Importante anche l'apporto iconografico, con tele del Jacopo Tintoretto e Domenico Tintoretto, di Sebastiano Ricci, di Palma il Giovane, di Jacopo da Bassano e numerosi altri.
La grandiosa tela del Veronese che ornava il Refettorio venne trafugata da Napoleone.
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