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Valsugana, Castel Ivano

Valsugana, storie di paesi di strade di castelli e castellani

alta e media Valsugana, Valsugana orientale, Canal di Brenta (Trento, Vicenza)

ValsuganaValsugana : la leggenda del nome

Narra la leggenda che la valle fosse un lunghissimo fiordo d'acqua tanto che, ai bordi rocciosi dell'alta valle, si dovrebbero trovare ancora i grossi anelli di ferro ai quali venivano ancorate le navi dei pescatori. I contadini raccontavano questa leggenda nei lunghi 'filò' invernali nelle stalle. Raccontavano che la valle ad un certo punto si prosciugò e da qui il nome che essa assunse : valle sugà, sugata (asciugata) e da questo Valsugana.

Più verosimilmente, il fatto si adatta al motivo che la parte, ora vicentina, della valle conosciuta come Canale di Brenta è stata fino a tempi storici recenti (forse anche in epoca romana) paludosa e dal difficile transito, nonché lugubre ed austera, mentre la parte trentina, la Valsugana vera e propria, era ed è molto più assolata e ridente.

Con il termine Valsugana ora ci si riferisce abitualmente a tutto il percorso interessato dall'importante strada statale, la n. 47, che collega Trento a Padova in circa 140 km., ma a rigore si dovrebbe riferire al tratto trentino del bacino del Brenta e alla piana di Pergine.

E' indubbio, comunque, che la Valsugana sia la meno 'trentina' e la più 'veneta' delle valli Trentine, e da sempre legata alle vicende storiche della pianura veneta, della Serenissima e delle vallate Bellunesi. Lo denota il dialetto : un dialetto perfettamente identico dalla periferia nord Padova (non in città, dove si parla il dialetto 'dei siori', dalle profonde influenze veneziane) alle porte Trento. In pianura è una strettissima fascia, larga non più di 10 km, con centro proprio lungo la strada statale e l'alveo del Brenta.

Valsugana, da sempre importantissima via di transito

Castello Pergine Valsugana L'importanza storica della Valsugana, marcato solco di collegamento trasversale tra Trento e il Veneto, è affermata da una delle due strade Romane Imperiali, la Claudia Augusta Altinate, che penetrava in Trentino diretta nella Rezia. Essa aveva un percorso assai diverso da quanto siamo abituati ora con la veloce superstrada, in particolare, anziché percorrere il fondovalle paludoso si manteneva sempre il più alto possibile al piede degli imponenti contrafforti rocciosi, dove, non a caso, si sono sviluppati numerosi villaggi. Come indica il nome essa proveniva da Altino, l'antica città paleo-veneta, e attraversato il Passo Praderadego, Feltre, Lamon, saliva a Castel Tesino, dove si può ancora vedere un modesto tratto selciato, per calare in Valsugana.

Da Strigno e Castel Ivano proseguiva, senza incertezze, alla volta di Borgo Valsugana, Novaledo e Selva di Levico, da dove si può ragionevolmente intuire qualche dubbio sul percorso romano. Gli studiosi difatti non sono concordi e le indicazioni sono piuttosto nebulose, si avanzano dubbi anche sul fatto che essa si dirigesse a Trento, capitale delle alpi orientali. Una soluzione possibile potrebbe essere questa : da Selva, o forse anche dalla Tor Quadra (comune di Roncegno), la strada si biforcava. Questa potrebbe essere la ragione delle importanti opere di fortificazione che qui si trovavano. Un ramo percorreva il fondovalle in direzione della grande spianata di Caldonazzo, per poi salire al facile valico di Vigolo Vattaro e scendere a Trento, l'altro ramo, forse il principale, proseguiva per il centro di Levico e quindi, costeggiando alto l'omonimo lago, passava al cospetto del grandioso castello di Pergine. Quindi anziché scendere a Trento per la strettissima ed impressionante forra del Fersina, impraticabile all'epoca per il 'pesante' traffico militare romano e addomesticata solo da qualche decennio grazie alle imponenti opere viarie che ora conosciamo, svoltava in direzione della Val Cembra per portarsi a Bolzano e quindi in Rezia o per il valico del Brennero oppure per il Resia. Questa soluzione abbreviava e facilitava il percorso in caso di movimenti strategici rapidi.

Nella bassa Valsugana e nel Canale di Brenta, una strada 'vicinale' proveniva da Padova e percorreva più o meno l'attuale sede della statale della Valsugana nei tratti storici (prima delle diverse recenti varianti, circonvallazioni e adeguamenti). Da Padova lambiva la Brenta passando per Vigodarzere e Curtarolo (castello a difesa del porto fluviale o forse ponte sul Brenta) attraversando il confine ovest della grande centuriazione tra il padovano e il veneziano, poi incrociava la più importante strada del nord Italia, la Postumia (da Genova portava a Concordia), poco a nord dell'attuale Cittadella (che non esisteva ancora essendo stata creata per scopi militari nel 1200), passava Bassano del Grappa e si infilava nel Canal del Brenta. In località Cismon forse saliva ad Arsiè (si narra di tratti di mulattiera romana verso il Col del Gallo), per innestarsi, infine, nella Altinate probabilmente a Castel Tesino. Il canyon del Covolo del Butistone, pericolosissimo, paludoso ed estremamente impervio era quindi aggirato, tuttavia data la posizione estremamente strategica l'enorme inaccessibile caverna del Butistone venne ben presto fortificata.

Valsugana e Canal del Brenta I romani quindi, a difesa delle due importanti arterie di comunicazione, disseminarono la valle di numerosissimi castelli, castellieri, torri di osservazione e postazioni fortificate delle quali restano ben poche tracce, in genere inglobate in successive edificazioni.

Per la Valsugana passarono tutti, più o meno armati e con intenzioni bellicose : dai romani ai longobardi, agli unni, ai franchi, agli eserciti imperiali, agli ezzelini (ben rappresentati dal 'Tiranno' per eccellenza), ai veronesi (famose le scorribande di uno che di soprannome faceva CanGrande... ad indicare la sua ferocia, calatosi dalle balze dell'Altipiano di Asiago, probabilmente dai contrafforti del Portule/Cima 12 per far razzie di polli e maiali... e altro), ai padovani Carraresi, ai Visconti milanesi, ai veneziani, di nuovo gli eserciti imperiali guidati da Massimiliano I a capo della Lega di Cambrai, ai vari feudatari e signorotti tirolesi, alle compagnie di ventura (mitiche le disavventure di un certo Calepino), ai non meno aggressivi prelati trentini e feltrini, le due più potenti realtà politiche medioevali che suddivisero la valle tra la Contea Vescovile di Feltre e il Principato Vescovile di Trento praticamente fino alla caduta della Serenissima. Per continuare con gli austriaci, i francesi (con Napoleone alla testa di un esercito 10.000 soldati), e di nuovo gli austriaci, quindi i garibaldini. Per finire con i tragici avvenimenti della I Guerra Mondiale e i rastrellamenti della II. Tutti hanno lasciato tracce profonde del loro passaggio, più spesso storie sanguinarie e di distruzione, ma anche importanti segni d'arte e i cultura.

Oltre le "città murate", quali Bassano del Grappa, ed escludendo le fortificazioni a scopo militare legate agli avvenimenti della prima guerra mondiale, i castelli, dimora fortezza di feudatari o di vescovi/principi che alimentano le storie e le leggende del tardo medioevo, sono concentrati nella parte trentina della valle.

Castel Telvana - Borgo Valsugana Borgo Valsugana - la 'capitale' della Valsugana

E' l'antica Ausugum, importante roccaforte romana a presidio della strada Claudia Augusta Altinate. La sua storia si fonde con la spettacolare mole di Castel Telvana, una storia lunga e travagliata.

Nel 1300 viene citato col nome di Borgum Ausugi, storpiatura popolare dell'antico nome indicante lo sviluppo urbano attorno all'antico nucleo. E' da sempre la 'capitale della Valsugana', favorita dalla splendida ed assolata posizione sull'importante arteria di comunicazione romana è sempre stata città a forte vocazione mercantile. Nel primo '800 un devastante incendio distrusse quasi completamente il borgo, ancora costruito gran parte di legno, che dovette essere ricostruito ex novo.

La bella cittadina conserva un fascino molto elegante nelle sue spaziose piazze e, come elemento caratterizzante, è attraversata dal fiume Brenta, qui ancora poco poco più che un grosso torrente, e dal ponte romano. Caratteristici i porticati pedonali nel lungargine del fiume, famosa la Scala a Telvana che conduce ai monasteri francescani e delle clarisse e prosegue con il sentiero dei castelli, al cospetto delle affascinanti e vissute mura del Castel Telvana.
Numerosi personaggi della storia vi soggiornarono, sia per motivi di 'lavoro' (si pensi a condottieri Massimiliano I d'Austria, a Napoleone Bonaparte, a Vittorio Emanuele III), che di diletto come il pittore Giovanni Segantini e Alcide De Gasperi (che morì in Val di Sella il 19 agosto 1954).

Castello Borgo Valsugana Immersi nel bosco a guardia della Chiusa di Borgo Valsugana si trovano i ruderi di Castel San Pietro, le solitarie rovine di Castellalto a testimonianza di un magniloquente passato e il movimentato aggregato bastionato di Castel Telvana, protagonista di uno tra i più spettacolari paesaggi del Trentino.
Di proprietà privata non è visitabile internamente ed è raggiungibile con una splendida mulattiera detta "sentiero dei castelli", con partenza dal centro storico di Borgo, salendo la scala Telvana, passando alla Chiesa dei Frati e dopo aver raggiunto il castello prosegue sulle pendici del monte Ciolino per raggiungere i resti di Castel S.Pietro per uscire a Telve di Sopra. Anche la storia di questo castello è lunga e avventurosa. Un primo documento ci dice che fu distrutto dai Franchi nel 590, altri documenti provano le vicissitudini del tardo medioevo. Venne bruciato nel 1665 e quindi risistemato a residenza baronale.

Levico Terme

Nel 1896 l'inaugurazione della nuova linea ferroviaria Trento-Levico-TezzeValsugana segna una tappa importante per l'affermazione di Levico come luogo di cura termale, legato allo sfruttamento delle acque minerali arsenico-ferruginose.
La ferrovia crea un importante collegamento fra Levico, la Valsugana, ed il resto d'Europa, fra i confini meridionali dell'impero austro ungarico e il cuore della Mitteleuropa.
Principale attratttiva, oltre agli stabilimenti termali, il lago.
A quota 440 metri si presenta, in forma allungata incassato tra il verde del Colle di Tenna e la Canzana, come uno stupendo fiordo.
Dal lago di Levico e dal vicino lago di Caldonazzo nasce il fiume Brenta.
In piazza Sonnino c'è la grandiosa chiesa parrocchiale del Redentore eretta nel 1872-1877 su disegno di Leopoldo Claricini di Gorizia. All'interno la grande statua del Redentore in rame sbalzato è opera di Celli e Gasparini di Tezze (1946), nella lunetta il mosaico di Gianese di Venezia. La decorazione interna è dei pittori Devigili e Tevini (1908), la via Crucis di C.B. Chiocchetti (1885). Monumentale l'altar maggiore con grande crocifisso di Giuseppe Runggaldier e quattro statue lignee (1884).
Ai margini del Parco delle Terme, c'è la chiesetta esagonale della Madonna del Pezzo, così detta per due secolari abeti che le sorgevano a lato.

Scendendo la Valle del Brenta, poco fuori Levico Terme, svettano i pallidi ruderi di Castel Selva, raffinata dimora di campagna del vescovo Giorgio III e poi del potentissimo vescovo Bernardo Clesio (XVI sec.) che vi effettuò importanti opere di ristrutturazione ed abbellimento, forse per gareggiare in prestigio con il vicino Castello di Pergine, a quel tempo in mano all'Imperatore Massimiliano I. Nel settecento l'abbandono e la rovina, buona parte delle pietre furono trafugate dagli abitanti della zona per costruire case.

Poco prima di Roncegno, s'incontrano i resti della Tor Quadra a sbarramento della strada medioevale che vi passava all'interno tra le due torri principali. Probabilmente faceva parte di un complesso strategico più articolato, con mura e fortificazioni che si protendevano ai castelli di Tesobbo e di Montebello, completamente distrutti e non più rintracciabili.

Castello Pergine Pergine Valsugana e valle dei Mocheni

Termine di probabile origine preromana dal significato ignoto.
La sua storia è da sempre legata al grande ed importante castello sulla strada Claudia Augusta Altinate.

Il borgo sorge sull'ampia conca allo sbocco della Valle dei Mocheni, dove il torrente Fersina indugia per trovare una propria strada che lo farà sboccare verso l'Adige, dopo aver scavato una profonda forra. Poco verso il lago di Caldonazzo, difatti, si trova il poco marcato colmo che lo divide dal bacino del Brenta.

E' una cittadina da sempre legata alle vicende minerarie della Valle dei Mocheni e del distretto minerario del Monte Calisio. Qui avevano sede, fino agli inizi del 1800, gli uffici minerari e le corporazioni dei minatori, naturale quindi che il controllo della città sia stato un importante 'affare di stato' per i Principi Vescovi di Trento e oggetto di contese con i Conti Tirolesi e l'amministrazione Imperiale.

A cavallo tra il bacino del Fersina e quello del Brenta, la collina pedemontana del Tegazzo è coronata dal complesso turrito del Castello di Pergine. La sua lunghissima e travagliata storia bimillenaria ci ricorda che è posto a dominio dell'alta Valsugana e della strada Claudia Augusta Altinate. Il preistorico è organizzato su due cinte murarie convergenti nella torre grande sommitale, di grande interesse per la sua concezione gotica su impianto romanico, e al palazzo baronale. Probabile l'edificazione su precedenti strutture di un castelliere romano o anche preromano. Vi misero pesantemente le mani anche i longobardi, divenne poi eloquente esempio di fortezza-residenza medioevale alpina.
Castello Pergine Valsugana Feudo imperiale fu tenuto da una nobile famiglia locale, i 'da Pergine' per l'appunto, tristemente famosi per la loro sanguinarietà, si macchiarono di orribili delitti e nefandezze.

Nel XIII secolo fu usurpato dai potentissimi Conti del Tirolo, quindi conquistato dai 'da Carrara' signori di Padova, fino a che il Cardinale Bernardo Clesio non lo riscattò nel 1531. Tranne sporadici passaggi di mano a capitani Imperiali, appartenne al vescovado Trentino, che lo affidò a diversi nobili fedelissimi (tra i quali i Wolkenstein), fino ai primi anni del XX secolo quando fu venduto ad una società tedesca che lo utilizzò come centro studi.

Le vicissitudini comunque non terminarono, il centro studi ospitò il poeta indù Jiddu Krishnamurti, che nel 1925 venne proclamato 'il nuovo Budda', trascinandosi una schiera di adepti ai quali dettò i suoi teoremi teosofici. Il semi-diroccato maniero divenne luogo di magie e polo di attrazione spirituale. Difatti, una bionda signora americana appassionata di scienze occulte, sognò un tenebroso castello incantato e partì per la meta ignota e, dopo diversi mesi di peregrinazione per mezza Europa, per un puro caso si trovò a passare da queste contrade ed immediatamente riconobbe le forme del maniero. Si insediò nella comunità e fu oggetto di evocazioni magiche con apparizioni di entità evanescenti tra i fumi del camino.

Attualmente è di proprietà privata ed è adibito a ristorante-albergo che, con le sue sale da pranzo, occupa la 'sala del trono' e quella 'del giudizio', mentre nel mezzanino c'è la stanza degli strumenti di tortura e la spaventosa prigione del 'supplizio della goccia'. Al primo piano è visibile la cappella gotica di Sant'Andrea.
Ospita mostre personali di artisti contemporanei ed eventi musicali. E' chiuso nei periodi invernali.
Vi si accede in automobile da Pergine fino al piccolo parcheggio sotto la cuspide sommitale del colle.
Fantastica! la breve passeggiata attorno alle mura che richiede una ventina di minuti.

Civezzano e Val Cembra

Altro paese nato lungo la strada Claudia Augusta Altinate, che qui dirigeva verso la Val Cembra tralasciando l'impraticabile (per l'epoca) forra che scende a Trento.
Nel periodo dei Principi Vescovi di Trento divenne centro minerario di primaria importanza con l'enorme sviluppo delle miniere del monte Calisio, già sfruttate dai romani.
Per secoli furono le più importanti miniere d'argento d'Europa, portando migliaia di miliardi (al valore attuale) alle finanze vescovili.
Per il lavoro furono forzatamente portate intere tribù di operai bavaresi, detti volgarmente e in senso leggermente dispregiativo Canopi (da BergKnappen). Erano caratteristici per essere di bassa statura, per lo più venivano impegnati ragazzi che raramente arrivavano all'età matura.
Numerose le leggende attorno a queste attività, quella legata al lago Santa Colomba la vuole quale maledizione divina per punire il villaggio di minatori, in estremo grado di corruzione e degrado morale, facendo sprofondare la contrada in un limpido laghetto.

Pinè e altopiano

Baselga (dal latino Basilica) era feudo dei Vescovi di Trento, che vi eressero una basilica (da cui il nome) ed un castello.
In epoca medioevale vi furono, forzatamente, insediati coloni di origine bavarese impegnati nelle miniere della zona. Erano i BergKnappen da cui la storpiatura veneta, leggermente dispregiativa, di Canopi.
Il 14 maggio 1729 la Madonna, con il rosario in mano, apparve ad una pastorella. Sul luogo sorge un importante santuario meta di numerosi pellegrinaggi, famoso anche per la riproduzione della 'scala santa'.

Strigno e Villa Ivano

Castello Ivano Al margine della larga spianata che prelude la ben più tenebrosa Valsugana inferiore ed il Canale di Brenta, sull'altura che domina la chiusa di Grigno, troneggia l'arcigno complesso di Castel Ivano. E' castello illustre, animato da leggende. L'imponente mastio quadrangolare, di concezione romanica con inserti gotici, si inserisce tra il 'castello di quà e il castello di là', anch'esso importante punto strategico per il controllo della romana Via Claudia Augusta. Lo stemma dei Da Carrara, Signori di Padova, testimonia uno dei più importanti capitoli Medioevali della sua tormentata storia.
Tra le tante leggende una narra del tiranno Biagio (XIV sec.) che, a causa delle crudeltà commesse, esasperò a tal punto gli abitanti della valle che insorsero e lo trascinarono in malo modo nell'altipiano tesino dove fu atrocemente giustiziato. Ogni 4 anni, a carnevale, viene rappresentata questa vicenda storica in costume. Spunto per altre lugubri leggende è la 'stanza del Limbo', dove furono trovate, sepolte nel pavimento, numerose ossa di bambini. Un'altra leggenda narra che dietro ad un muro che chiudeva un locale segreto, abbattuto su indicazione di misteriosi segnali, venne rinvenuto uno scheletro dai lunghi capelli biondi.
Nel castello, agli interventi gotici dei capitani arciducali si sovrapposero quelli veneziani della fine del quattrocento e quelli, della prima metà del XVI sec., dei Wolkenstein che conservarono la proprietà fino a pochi decenni fa.
Nell'illustre castello furono ospiti numerosi personaggi famosi, dall'imperatore Massimiliano I d'Austria di passaggio, alla guida della Lega di Cambrai, verso l'assedio alla Serenissima nel 1509, dove venne fermato dall'imponente nuovissima cinta muraria di Padova, al musicista Richard Wagner con la consorte, in cerca di spunti romantici. In tempi recenti vi soggiornò anche la diva Eleonora Duse.
Attualmente il castello, sede di manifestazioni culturali e di convegni scientifici, è di proprietà privata. Vi si arriva in automobile da Strigno e Ivano-Fracena.

Tesino e valle del Vanoi

Termine di probabile origine preromana dal significato ignoto.
Principali paesi sono Pieve, ad indicare l'antica sede di una parrocchia e Castel, dall'evidente significato di sito con un castello. A Castel Tesino si trova un breve tratto selciato ed un ponte della importantissima strada romana Claudia Augusta Altinate, il castello era un importante punto strategico per il controllo della strada.
Nel 1600 l'avvio di attività commerciali, quale la preparazione e la vendita di pietre focaie ed il commercio di stampe artistiche di immagini sacre (per la maggior parte opera della stamperia dei Padri Remondini di Bassano del Grappa), portarono i Tesini a viaggiare per tutta l'Europa, perfino nella lontana Polonia. Partivano, a piedi, con un grosso baule sulle spalle, e facevano ritorno a casa dopo diversi mesi e migliaia di chilometri macinati.

Valle del Cismon e altipiani di Lamon e Sovramonte

Castel Pietra Nella valle del Cismon, principale affluente del Brenta, isolato e inaccessibile, emergente su d'uno sperone roccioso al cospetto del gruppo dolomitico delle Pale di San Martino nei pressi di Fiera di Primiero, Castel Pietra rappresenta uno degli esempi più significativi di castelli costruiti su massi erratici a controllo di strade intervalligiane.

Numerose sono le leggende che traspirano dai muri, ora parecchio in degrado, di questo sinistro maniero, una di queste lo vuole innalzato a baluardo contro gli Unni di Attila.

Attualmente non è accessibile ed è di proprietà della famiglia 'Thun-Hohenstein-Welsperg', si può osservare l'impressionante posizione dalla strada che sale verso il Passo Cereda e dalla diramazione per la Val Canali e il minuscolo laghetto.


Sul ciglo dell'altopiano Sovramontino, a picco sulla stretta valle del Cismon, esisteva un altro caposaldo della difesa veneziana. Il Castello Schenèr (da schena, schiena, riferito al fatto del trasporto di legna e mercanzia a spalla).

Sul terreno si può osservare solo qualche misero rudere di fondazione, ora digerito dalla folta vegetazione, che non può rendere conto della struttura del castello.

Il luogo era forse il medesimo dov'era edificato un castello del 1027 quando Corrado il Salico conquistò il Primiero.

Distrutto completamente nel 1509, dalle soldataglie della lega di Cambrai guidata da Massimiliano d'Austria, venne ricostruito nel 1525 e rimase punto strategico delle difese della Serenissima fino alla caduta, per opera di Napoleone, nel 1797. Quindi, non più interessante strategicamente, trovandosi isolato ed in posizione inospitale per un riciclaggio quale utilizzo ad abitazione privata, venne abbandonato e gradualmente demolito.

Era a guardia del transito per il Primierotto già nel 1300, ma le sue origini sono forse più antiche. Nei pressi si trovava pure un castelliere di origine romana, confermato dal ritrovamento di alcune monete. E' ipotizzabile che la costruzione romana fosse all'incrocio con la via Claudia Augusta Altinate, che passando per l'altopiano di Sovramonte attraversava il Cismon e saliva a Lamon (tracce di strada romana e ponte romano) per dirigersi nel Tesino.
Anche a Lamon esisteva un castello di origine romana, sull'altura dove ora si trova il cimitero e la chiesa di San Pietro.

Naturale via di transito sono le 'Scale di Primolano' e la conca di Arsié, evidente che i rapporti con Feltre ed il feltrino siano da sempre molto intensi.

Valsugana, Covolo del Butistone Covolo del Butistone - Cismon del Grappa, Primolano, Canal del Brenta

Antica fortificazione (...già conosciuta in epoca Romana?) sicuramente usata nel medioevo delle invasioni barbariche, realizzata nel punto più stretto della Valle del Brenta, qualche centinaio di metri a nord della "Tagliata del Tombion", che fu posto di dogana sulla frontiera con l'Impero AustroUngarico, per controllarne i traffici ed apprestarne la difesa.
Si trova sulla statale della Valsugana a 25 km. da Bassano del Grappa verso Trento, tra Cismon e Primolano dove la valle assume le caratteristiche di gran canyon.

Si tratta di un grottone (covolo=grotta) naturale in parte ampliato e adattato artificialmente, sospeso sulla parete rocciosa levigata e strapiombate sopra il fiume Brenta.

L'imprendibile fortificazione fu sempre punto strategico fondamentale nella difesa dalle calate, via Valsugana, nella pianura veneta.

Valstagna

Principale paese del grande canyon del Canale di Brenta, si trova allo sbocco della Val Frenzela, importante valle che scende dall'altipiano di Asiago.
Il simbolo del paese è il leone di San Marco con il libro chiuso e la spada alzata: el leon de guera. Ci ricorda che, per meriti di guerra trovandosi a ridosso del confine, la piccola comunità era esentata dal pagamento delle tasse dovute alla Serenissima.
E' sempre stato luogo di passaggio, mitiche le disavventure di Calepino, capitano di ventura a servizio del Conte Vescovo di Trento, in 'viaggio' verso la conquista di Bassano, nel suo passaggio venne in malo modo tartassato dai valstagnotti che arrivò a Bassano malconcio e con il suo esercito semidistrutto, tanto che si lasciò catturare facilmente dalle gendarmerie Veneziane, preferendo il male minore. Nella parrochiale di Valstagna è conservato il calice del povero Calepino.

Con Venezia i rapporti furono sempre molto stretti e privilegiati, una delle attività più importanti dei valstagnotti era il trasporto ed il commercio dei tronchi tagliati sull'altipiano, la menada. Venivano calati lungo la canaletta, appositamente costruita, sulla Calà del Sasso, quindi legati a formare delle zattere e fatti fluitare attraverso la Brenta fino a Venezia. Ai nostri giorni questo lavoro viene rievocato con il palio delle zattere con personaggi in costume. Con una bella passiggiata, si può facilmente percorrere la gradinata di 4444 gradini della Calà del Sasso, monumento storico, costruita da Gian Galeazzo Visconti nel 1400.
Nei secoli più recenti l'attività economica più importante fu la coltivazione (...e anche il contrabbando) del tabacco, coltivato nella innumerevole sequenza di terrazzamenti.
A dar fama al comune, contribuiscono le grotte del fiume Oliero, visitabili turisticamente, nella frazione di Oliero.

Ed infine Bassano del Grappa segnata dalla più importante via di comunicazione : il fiume Brenta. Intreccio di strade e di culture, dove la montagna si confonde con la pianura.
bibliografia Valsugana, alta e media Valsugana, Valsugana orientale, Canal del Brenta
titoloautoreedizione
Valsugana OrientaleGiordano Balzani - Franco Gioppi1998 - Euroedit Trento
I Castelli del Trentino - vol.IIAldo Gorfer1987 - Saturnia Trento
Leggende della Valsugana e Canal di BrentaArmando Scandellari1984 - Ghedina Tassotti Bassano
Cenni di storia della ValsuganaCarlo Ferrari1983 - Biblioteca Comunale Borgo Valsugana
La Valsugana descritta al viaggiatoreFrancesco Ambrosi1880 - Tipografia Marchetto Borgo Valsugana
Breve guida ai beni culturali e ambientali della Bassa Valsugana e del Tesinoautori variComprensorio Borgo Valsugana