Contrada Fumegai, Rocca di Arsié, Carazzagno, Lago di Corlo
Un gruppo di case abbandonate da decenni, la vegetazione che cerca di riappropriasi di quei poveri spazi, un erboso sentierino che non percorre mai nessuno e la tristezza che ti sale lenta, ma sempre più profonda e stringente.
Un luogo che colpisce nel più profondo del cuore e costringe lo sgorgare copioso delle lacrime.
E' un tuffo nella storia di fine ottocento e del primo novecento, fatta di pellagra e miseria, di lavoro gramo e menti annebbiate dal vino e dal fumo, ed anche di menti allenate all'intelligenza sopraffina necessaria per la dura sopravvivenza.
Da qui partirono i giovani che emigrarono nelle Americhe e fecero fortuna con l'intelligenza ed il tanto lavoro, qui restarono solo pochi vecchi e poi non restò più nessuno.
Improponibile la nostra cività in un luogo così inaccessibile e fuori del mondo. Qui si sopravviveva in simbiosi con gli animali domestici, le mucche, le capre, i maiali e le galline. Ovviamente, ad aumentarne l'isolamento, non esisteva il ponte sospeso su corde ed il lago artificiale, opere del secondo dopoguerra. La contrada più vicina è Forzeleta, ora affacciata sul lago di Corlo.
L'architettura di queste case ha soluzioni tecniche raffinate: volti a botte e biotecnologie sono cosa perfino banale.
Poco più in alto vi sono le
dimore semipermanenti del Grappa con le stupende architetture degli sfojaroi.
Un posto come questo ha la fortuna di essere rimasto intatto, anche se molto malconcio, e può restituirci l'emozione di toccare con mano quelle che sono le nostre radici autentiche e più profonde di essere Veneti.
Molte di queste contrade sorsero durante l'infuriare delle invasioni barbariche, chi si rifugiò in laguna, chi cercò scampo tra queste lande sperdute ed inacessibili. E tra questi anfratti miseri di risorse e difficili per la sopravvivenza, sbocciò una civiltà che durò oltre un millennio.
E' la nostra storia più autentica questa.
Quando te ne vai da una contrada come questa l'unica sensazione che ti rimane dentro è il sentirti un povero orfano della tua storia e delle tue radici.