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Castello Caneva

Castello di Caneva, Alto Liventino, Pordenone

i ruderi del castello medioevale di Caneva


Un ripido colle ai piedi della grande scarpata del Cansiglio dominante una vastissima area di pianura e l'alto corso del fiume Livenza. Punto strategico al confine tra Friuli e Veneto da dove si controllava la strada 'del Patriarca' (di Aquileia) detta anche 'del Vescovo' (di Belluno) a seconda di come si vedeva la faccenda..., che transita per il Cansiglio e l'Alpago evitando l'Alemagna controllata da Serravallesi, Caminesi e Trevigiani.
Una stradina parzialmente sterrata, boscaglia e terrazzamenti incolti, qualche vecchissima casa, abbandonata e semi-diroccata.
Nei dintorni imponenti cave e disastri ambientali.

Il colle del castello di Caneva è luogo affascinante che, nonostante tutto, trasuda storia.

Intelligenti i piccoli interventi di salvaguardia e messa in sicurezza di quei pochi ruderi. Niente ricostruzioni e la boscaglia infestante ci restituiscono il senso compiuto del tempo e della storia vissuta che qui diventa leggibile.
E offre l'opportunità di meditare su riedificazioni più o meno "filologiche", su pesanti restauri che "riportano all'origine" i manufatti, su progetti più o meno "disinteressati" di "valorizzazione" e fruizione turistica delle "emergenze culturali ed ambientali" del "nostro" territorio.
Ormai quasi tutti i castelli e palazzi delle nostre regioni sono restaurati, ricostruiti, valorizzati, e soprattutto lautamente finanziati.
E poi quel "nostro" che non è solo una valenza territoriale, che con insistenza e supponenza si usa in questi anni, ma anche valenza temporale: breve attimo tra passato vissuto e futuro da lasciare ai posteri.
Una riflessione sul giusto limite tra paesaggio, realtà architettonica e urbanistica del tempo presente e restauro che troppo spesso sconfina nel virtuale, anche se materiale e fisico come lo sono le pietre e i muri riedificati.
In fin dei conti la storia la dobbiamo studiare nei libri, un monumento ricostruito può farci percepire la bellezza dell'architettura, ma la comprensione dell'insieme è imprenscindibile dalla fisicità della visita al luogo che deve restituirci, oltre al contesto paesaggistico e i segni del tempo vissuto, l'emozione che solo le cose originali trasmettono.


giornate medioevali Castello di Caneva Dell'imponente castello medioevale di Caneva rimangono solamente pochi ruderi che hanno rischiato di venir mangiati da progetti di escavazione negli anni sessanta, ai quali un gruppo di lungimiranti cittadini di Caneva si oppose e costituì l'associazione Pro Castello di Caneva, tutt'ora operante e organizzatrice delle giornate medioevali che si tengono nella terza domenica di luglio.


Come per la maggior parte dei cocuzzoli collinari pedemontani del Veneto e del Friuli, vi si trovava un castelliere neolitico e/o paleo-veneto e poi una torre di vedetta romana.
Dell'alto medioevo poco si conosce, anche se scavi archeologici del 1995 hanno riportato alla luce sepolture alto-medioevali, forse longobarde, e si presume che il colle e tutta l'area degradante verso la pianura fosse abitata e coltivata. Probabilmente non venne pesantemente saccheggiato da incursioni barbare, che fluivano in pianura verso città più ricche e prestigiose, e il luogo fu semplicemente abbandonato.

I documenti storici ci portano al 1034 e all'infeudazione dell'imperatore Corrado II 'il Salico' al Patriarca di Aquileja, Popone, con l'incarico di fortificare il colle per la difesa contro gli Ungari che sul finire del mille imperversavano verso il Veneto. Successivamente servì al controllo dei territori della città fluviale di Sacile e della 'Caneva' patriarcale (da Canipa, luogo di esazione dei tributi, in parte anche beni in natura).
Il castello comprendeva due cinte murarie, una sulla cima del colle proteggeva le dimore signorili ed il mastio ed una più bassa cingeva il borgo e gli annessi agricoli sui terrazzamenti del colle.
Nel turbolento periodo delle signorie e liberi comuni il castello si trovava strategicamente in zona di confine e passò di mano, più o meno violentemente, a Caminesi, Trevigiani, Vescovo di Belluno e persino i padovani Carraresi, e dispute vi furono con la stessa Sacile. Tristemente memorabili i saccheggi del 1177, 1220 e 1335.
Formalmente rimase gastaldia della chiesa Aquileiese fino al 1419 e un rappresentante della comunità partecipava alle sedute del consiglio della 'Patria del Friuli' in patriarcato ad Udine.

Dal 1419 tutto il patriarcato divenne territorio della Serenissima che concesse autonomia alla giurisdizione di Sacile e un certo grado di autoamministrazione con un podestà veneziano a Caneva, anche per evitare dispute campanilistiche mai sopite con Sacile per il controllo di fiere e mercati.
Il castello venne tenuto in piena efficenza ed infatti, nel 1499, resistette all'assalto dei Turchi nella loro più profonda scorribanda, via terra, verso il cuore stesso della cultura Europea.
Dal XVII secolo il sito perse via via d'importanza fino al declino, l'abbandono e la rovina.


Unico punto fermo la chiesetta-santuario di Santa Lucia ricostruita ed ampliata nel XVI secolo su strutture dell'XI secolo, posta all'interno della cinta muraria e ancora ben conservata, con all'interno affreschi rinascimentali.
Interessante la torre campanaria, riadattamento e sovraedificazione dell'antico mastio, con il bellissimo bassorilievo del Leone di San Marco sopra la porta.


Caneva, febbraio 2008
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