Dolomiti : massiccio del Pelmo-Pelmetto, gruppo del Bosconero-Sfornioi-Cibiana, gruppo Croda da Lago Rocchetta Lastoi Formin, gruppo Averau-Nuvolau Cinque Torri, monte Cernera-Mondeval monte Pore |
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Il monte Pelmo (m.3.168), la cui forma concava ricorda quella di un gigantesco trono (=caregon, da cui 'el caregon de Dio'),
è stata la prima grande vetta dei monti "pallidi" ad essere scalata dall'uomo. Il 19 settembre 1857, verso le tre del mattino, lo scienzato naturalista inglese John Ball, con l'aiuto di una guida locale, partì dall'abitato di Borca di Cadore (Belluno) con la ferma intenzione di violare tale vetta. La scelta di questo monte non fu per quest'uomo casuale. Sosteneva che nelle Alpi nessuna montagna fosse paragonabile a questo gigantesco e solenne monte. I due "pionieri" in circa due ore e mezza riuscirono, senza troppe difficoltà, a raggiungere le pendici del Pelmo e continuarono la loro avventura individuando una grande cengia che attraversa la parete est. Non fu per niente facile percorrerla tutta a causa di tre passaggi particolarmente audaci: due di questi sono dovuti ad una interruzione della stessa, mentre il terzo è costituito da un tetto molto basso il cui superamento comporta il passaggio in un cornicione, il famoso "passo del gatto" dal fatto che lo superarono carponi. Fu quindi grazie al coraggio di Ball che la spedizione potè proseguire (nell'attraversare la seconda interruzione cadde un'enorme masso che impauri non poco la guida locale) nonostante la primitiva e scarsa attrezzatura del tempo. I due arrivarono al vallone centrale e lo percorsero fino a raggiungere un piccolo ghiacciaio di circo, oggi ormai praticamente scomparso per lasciare il posto a particolarissime e minuscole pozze d'acqua. Dei veri e propri laghi in miniatura. A questo punto, forse a causa della eccessiva stanchezza, il compagno del naturalista decise di fermarsi, mentre l'intrepido, non con poche difficoltà, affrontò il faticoso tratto finale e riusci a raggiungere (verso l'una) l'affilata ed esposta cresta di massima elevazione. La visione che gli si presentò fu meravigliosa, si poteva vedere addirittura il Grossglockner, massima elevazione dei Tauri Austriaci, nonché tutte le cime dolomitiche e, più in là, il gruppo dello Stelvio. Il ritorno non presentò grosse difficoltà, anche se il "passo del gatto" si presenta sempre delicato e pericoloso, specie dopo tanta fatica, tanto che già alle cinque del pomeriggio i due raggiunsero i pascoli sottostanti. Naturalmente, riguardo alla faccenda, numerose sono le disquisizioni sul fatto che ben prima di Ball altri siano giunti in vetta alla grande montagna. Probabile l'ascesa di cacciatori di camosci, ma quasi certo il raggiungimento della vetta una ventina d'anni prima da parte di un naturalista, come proverebbe la quotatura molto precisa effettuata con un barometro altimetrico. Si ipotizza il passaggio per ben altre quattro vie di salita storiche alternative alla 'normale'. |
una prima conoscenza: il giro completo del monte Pelmo |
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- partenza: forcella Staulanza (1.773) sulla strada Val Zoldana - Alleghe - percorso: rifugio Città di Fiume, forcella Forada (1.980), forcella d'Arcia (2.470), rifugio Venezia (1.947) - difficoltà: facile, ripidi e grandiosi canaloni ghiaiosi nell'attraversamento della forcella Val d'Arcia possono creare qualche difficoltà ad inizio stagione se innevati - tempi: ore 5-10 complessivamente - note: meraviglioso e rinomato anello attorno ad una delle cime più spettacolari e famose delle Dolomiti - curiosità: nel ghiaione sotto lo spigolo sud del Pelmetto si trova un grosso masso di frana con le impronte di dinosauri (indicazioni, 1 ora da forcella Staulanza) |
salita alla cima del Pelmo (3.168) per la via normale |
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Solo per escursionisti esperti ed allenati accompagnati da un alpinista. La via normale, pur non presentando difficoltà alpinistiche di rilievo, porta ad una delle "grandi" cime dolomitiche e come tale va trattata con estremo rispetto. Si percorre la famosa "cengia di Ball", lunga quasi 1 km., sempre molto stretta (1 metro e anche meno), insidiosa (specie in caso di rientro con il non improbabile brutto tempo) e con una esposizione mozzafiato. Il passaggio più delicato è il noto "passo del gatto" e la cengia per cinque-sei metri è sbarrata da una sporgenza, dove è necessaria l'assicurazione a corda (numerosi incidenti mortali). Anche nella parte alta vicino alla cima vi sono tratti difficoltosi, nonché faticosi, quasi sempre innevati. La cresta finale è impressionante con visioni incredibili sulle creste laterali dell'anello di cima, sottili come paraventi. Senza tema di smentita: è la più solenne vetta Dolomitica. - tempo di salita dal rifugio Venezia: 3-5 ore + 2-3 per la discesa. - dislivello: 1.250 metri. |
bibliografia Pelmo e Destra Boite, Dolomiti Dolomiten Dolomites | ||
|---|---|---|
| titolo | autore | edizione |
| Il Bosconero - 30 itinerari per escursionisti e alpinisti | V. De Zordo | Tamari Montagna Edizioni - 2011 |
| La Val di Zoldo - Itinerari escursionistici | P.Bonetti, P.Lazzarin | 2009 |
| Dolomiti, Arrampicare a Cortina e dintorni | M.Bernardi | Ed.Athesia - 2009 |
| Sentieri facili nel territorio della Comunità Montana Cadore Longaronese Zoldo | autori vari | Comunità Montana, 2008 |
| Fra Pelmo e Civetta La montagna attraverso lo sguardo di Giovanni Angelini | G.Angelini | Fondazione G.Angelini - 2006 |
| Escursioni Val di Zoldo | P.Lazzarin, P.Bonetti | Itinerari Fuoriporta, Cierre Edizioni - 1997 |
| Dolomti della Val di Zoldo | C.Berti, P.Sommavilla | Editrice Panorama Trento |
| Pelmo e Dolomiti di Zoldo | G.Angelini, P.Sommavilla | Cai-Tci, Guida ai Monti d'Italia - 1983 |